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14 Aprile 2017

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Gli auguri di Pasqua dalla Comunità Casa del Giovane


Per non dire “È Risorto!” senza sapere cosa stai dicendo…!

Come Comunità Casa del Giovane quest’anno ci siamo “preparati” alla Pasqua in modo molto realistico: la settimana scorsa, nella stessa giornata, sono mancati due papà: Giuseppe, il padre di uno dei nostri ragazzi che da pochi mesi ha terminato il percorso comunitario e Antonio, padre di uno dei nostri responsabili.

Gli stessi sentimenti nei cuori dei giovani e degli educatori, dei comunitari e dei parenti, nel cuore del giovane accolto e ripartito con una vita da potersi ancora giocare e nel cuore del responsabile che da tanti anni combatte la buona battaglia dell’educare per strappare i giovani alla cultura di morte e di “nulla” che oggi ci avvolge…

Siamo veramente tutti uguali di fronte alla morte…

Muoiono i genitori anziani, dopo una vita di fatiche, di gioie, di coraggio e di responsabilità, impegnati per dare una dignità e un futuro ai propri figli.

Muoiono i profughi nei naufragi del Mediterraneo, che cercano anch’essi lavoro, futuro e una vita dignitosa e possibile per sé e per le proprie famiglie.

Muoiono le mogli, le fidanzate, le mamme, sotto i colpi violenti di mariti, fidanzati e compagni malati di potere e di narcisismo al punto di pensare che sia “amore” uccidere anziché fare vivere.

Muoiono – più o meno lentamente – i ragazzini, afferrati dai tentacoli delle “sostanze a scopo ricreativo” che non ricreano un bel niente ma alterano i loro neuroni con molecole che avvelenano la volontà e la consapevolezza.

Muoiono – o si tolgono la vita – gli ammalati lasciati soli nella loro sofferenza da una società che si dice “social” ma poi non sa più socializzare e fare comunità per davvero.

Muoiono i bambini di ogni guerra sotto le bombe degli adulti: quelli che li vogliono difendere e quelli che li vogliono usare come scudi umani o come kamikaze per difendersi o attaccare.

Muoiono i pedoni e gli automobilisti ignari investiti da chi – magari alterato da alcool o sostanze – o semplicemente dall’adrenalina della velocità incosciente, “non li vede in tempo” e magari neppure si ferma a soccorrerli.

Muoiono gli innocenti negli attentati dei terroristi che usano la morte per fare giustizia da sé, senza cambiare nulla ma togliendo la vita agli altri.

Muoiono le persone nelle loro case, travolte dalla furia del terremoto e dall’avidità corrotta di chi usa i soldi destinati alla messa in sicurezza per sé e non per il bene comune.

Muoiono anche i ricchi e non solo i poveri, anche se per loro la fama e la notorietà a volte sembrano attutire il dramma, che comunque non esclude nessuno.

È morto – ingiustamente e con cattiveria – anche Gesù Cristo, il Figlio del Dio vivente, il Salvatore…
Sembra proprio che la morte l’abbia vinta – oggi o tra un po’ — su tutto e su tutti…
Ma la Pasqua di Gesù Cristo ha da dirci qualcosa…

«In faccia alla morte l’enigma della condizione umana diventa sommo. Non solo si affligge, l’uomo, al pensiero dell’avvicinarsi del dolore e della dissoluzione del corpo, ma anche, ed anzi più ancora, per il timore che tutto finisca per sempre. Però l’istinto del cuore lo fa giudicare rettamente, quando aborrisce e respinge l’idea di una totale rovina e di un annientamento definitivo della sua persona. Il germe dell’eternità, che porta in sé, irriducibile com’è alla sola materia, insorge contro la morte. Il prolungamento della longevità biologica non può soddisfare quel desiderio di vita ulteriore che sta dentro invincibile nel suo cuore. Se qualsiasi immaginazione vien meno di fronte alla morte, la Chiesa, invece, istruita dalla rivelazione divina, afferma che l’uomo è stato creato da Dio per un fine di felicità oltre i confini della miseria terrena. Dio infatti ha chiamato e chiama l’uomo a stringersi a lui con tutta intera la sua natura in una comunione perpetua con la incorruttibile vita divina. Questa vittoria l’ha conquistata il Cristo risorgendo alla vita, dopo aver liberato l’uomo dalla morte mediante la sua morte. Cristo, infatti, è morto per tutti e la vocazione ultima dell’uomo è effettivamente una sola, quella divina, perciò dobbiamo ritenere che lo Spirito Santo dia a tutti la possibilità di venire a contatto, nel modo che Dio conosce, col mistero pasquale. Tale e così grande è il mistero dell’uomo che si manifesta agli occhi dei credenti attraverso la rivelazione cristiana! Per Cristo e in Cristo riceve luce quell’enigma del dolore e della morte, che senza il suo vangelo sarebbe insopportabile. Cristo è risorto, distruggendo la morte con la sua morte, e ci ha donato la vita, perché, figli nel Figlio, esclamiamo nello Spirito: Abbà, Padre!» (dal Concilio Vaticano II)

Allora dire anche quest’anno “È risorto!” non è cosa banale… vuol dire portare nel cuore e pregare per tutte le persone che ci hanno lasciato, per tutte quelle a cui è stata tolta la vita ingiustamente, per egoismo e cattiveria… sapendo che «a loro la vita non è stata tolta ma trasformata» (dalla Liturgia).
Dire “È risorto!” vuol dire anche vivere non più “sulla difensiva” avendo paura ma “all’attacco”, impegnando la propria vita per far vivere, facendo comunità, condividendo, combattendo ogni giorno con le proprie scelte la cultura di morte, di ingiustizia, di egoismo e di indifferenza, rinunciando alle proprie sicurezze, ai propri privilegi, alle proprie garanzie perché… Cristo mi ha liberato dalla morte e non ne ho più bisogno!

«Non temere di perdere la tua vita, di donarla…
perché solo così la ritrovi, la risusciti, la rendi viva per i fratelli e per te stesso…»

(don Enzo Boschetti)


Auguri allora per una Santa Pasqua di vera Resurrezione!
don Arturo e la Comunità Casa del Giovane

 

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Gli auguri di Pasqua dalla Comunità Casa del Giovane

 


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